• 19.04.2026

    S. Vouet, “Ritratto di Artemisia Gentileschi”

    «Co’l dipinger la faccia a questo e a quello / Nel mondo m’acquistai merto»

    LA BIOGRAFIA

    Artemisia Lomi Gentileschi (Roma 1593-Napoli 1656) è stata la più famosa tra le pittrici del Seicento. Fu vittima di uno stupro e denunciò l’aggressore. Di scuola caravaggesca, impose nelle principali corti europee
    le sue doti di artista, attività allora appannaggio degli uomini

  • 19.04.2026

    “Autoritratto come allegoria della Pittura”

    Un’avventura che contiene qualcosa di sfidante

    IL SUO AUTORITRATTO

    Nel bellissimo “Autoritratto”, conservato nelle raccolte reali inglesi, si vede Artemisia messa di tre quarti, con la mano destra sollevata verso la tela mentre con la sinistra tiene la tavolozza. Il quadro mostra cosa significava essere donna e pittrice in una società come la Roma d’inizio ‘600

  • 19.04.2026

    “Susanna e i vecchioni” (particolare)

    Un’eroina della pittura (e dei diritti delle donne)

    LA SUA RISCOPERTA

    La storia della fortuna critica di Artemisia Gentileschi è curiosa. Poco più di cent’anni fa, in pochi la conoscevano e meno ancora la studiavano. Poi arrivarono Roberto Longhi e Anna Banti, che portarono (meritatamente) la “pittora” nel pantheon dell’arte e del femminismo

  • 19.04.2026

    “Giuditta che decapita Oloferne” (part.)

    “Io non voglio che mi sia concesso dipingere, io lo farò e basta, solo perché sono brava”

    IL DOODLE A LEI DEDICATO

    La celebrazione da parte di Google di Artemisia Gentileschi ha permesso di riscoprire una delle artiste diventate il simbolo di chi per secoli ha vissuto indegnamente nel dimenticatoio. C’è chi l’ha definita “una donna complessa, forte per il suo tempo e senza paura”

  • 19.04.2026

    “Autoritratto come martire”

    “Ho dipinto con il cuore, non solo con il pennello”

    L’INTERVISTA IMPOSSIBILE

    In una conversazione immaginaria Artemisia dice di sé: “Ho cercato di catturare la figura femminile con grande naturalismo e di utilizzare il tenebrismo per esprimere drammaticità. Le mie opere sono state spesso audaci, proprio come la mia determinazione a superare gli ostacoli”